Il Vietnam e la "Strategia nazionale sulla proprietà intellettuale"
Una notizia dal Vietnam: ad agosto il governo ha rivisto la "Strategia nazionale sulla proprietà intellettuale" al 2030, adottata nel 2019, per includere intelligenza artificiale, big data, blockchain, asset digitali, biotecnologie e semiconduttori tra i beni da tutelare.
Fin qui niente che non si legga anche altrove.
Ma nel testo ci sono tre impegni che riguardano l'infrastruttura pubblica, non solo le regole: la digitalizzazione completa dei servizi IP dello Stato; lo studio di sistemi automatizzati per individuare tempestivamente le violazioni online; una banca dati nazionale condivisa tra le amministrazioni per coordinare controlli e repressione.
Accanto a questi, un sistema di allerta precoce sulle violazioni transfrontaliere e un'attenzione esplicita ai segreti industriali e ai cosiddetti dati strategici.
Facciamo un confronto.
In Europa quando si tratta di marchi contraffatti venduti sulle piattaforme online, il lavoro di ricerca è quasi tutto a carico del titolare: si paga un servizio di sorveglianza, si preparano le segnalazioni, si compilano i moduli dei marketplace.
Il Digital Services Act ha reso più ordinato il meccanismo di segnalazione ma non ha spostato l'onere di trovare le violazioni. E non poteva farlo, visto che esclude ogni obbligo generale di sorveglianza.
Alle frontiere le dogane possono agire d'ufficio e in Italia, per la pirateria audiovisiva, esiste il Piracy Shield; sul fronte dei marchi online, però, un'infrastruttura pubblica di individuazione non c'è. Il Vietnam dichiara di volerne costruire almeno un pezzo.
Non so se lo faranno, né come. Una strategia è una dichiarazione d'intenti, e quella del 2019 che ora viene emendata ne conteneva parecchi.
Per chi ha marchi e brevetti in Vietnam conviene tenere la faccenda sotto osservazione: se anche solo la banca dati condivisa e la digitalizzazione dei servizi arrivassero in porto, cambierebbero il modo di gestire un portafoglio in quel Paese. E il Vietnam, per peso manifatturiero e come economia di provenienza di merci contraffatte nei rapporti OCSE-EUIPO, non è un mercato che si possa ignorare.


